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IL MINISTRO CANCELLIERI E IL GUSTO PER LA BATTUTA

Qua siamo in piena escalation. Prima di Natale Elsa Fornero rilasciò un’intervista al Corriere della sera in cui sosteneva che l’articolo 18 non deve essere considerato un totem. Poi un giovin signore dal nome transalpino sferrò un paio di cazzotti a chi non studia e non lavora (e magari ha deciso di tagliare il caffè e le sigarette, come cantavano i Cccp). Quindi fu la volta del premier Mario Monti: il lavoro a tempo indeterminato, il cosiddetto “posto fisso” - motteggiò - è monotono.
Qualche giorno fa la Fornero è tornata a bomba sull’articolo 18 e, dopo il totem, ha introdotto
pure l’argomento tabù. Infine – Freud per Freud – ci si è messa anche il ministro dell'interno Anna Maria Cancellieri: i giovani - ha dichiarato - non trovano lavoro perché vogliono stare vicini alla mamma.

Ora, per carità, su alcune cose – in primis sull’articolo 18 – mi sento di non dissentire. Però c’è modo e modo di dire le cose. Francesco Merlo, quando il governo Monti si insediò,
spiegò
che questi ministri erano dotati di una diversa antropologia”, erano cioè – a differenza dei precedenti –“senza alcuna emozione, mai niente fuori posto”. A me pare che, forse loro malgrado, ultimamente stiano contravvenendo a questa loro diversità. Ché alla fine, avessimo avuto bisogno solo di buoni battutisti, allora tanto valeva tenerci Berlusconi e Brunetta.

Pubblicato il 6/2/2012 alle 23.0 nella rubrica Diario.

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