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SE MONTI E BERLUSCONI PARI SONO

Sono bastati cento giorni per far tornare Monti tra i mortali. Non ce ne voglia Francesco Merlo – che utilizziamo soltanto come pretesto per spiegare un certo vizio della sinistra moraleggiante – ma il suo articolo oggi su Repubblica fa un po’ pensare. Dopo aver salutato il varo del governo Monti come l’avvento di una “diversa antropologia” – diversa rispetto al precedente esecutivo, va da sé – ora rimarca una certa “retorica che ricorda la funesta lavagna di Porta a Porta” (sic!).

Sul sito web della Presidenza del Consiglio il premier ha spiegato quanto fatto finora, ma è colpevole di essere stato un po’ troppo spigliato, di aver esagerato “per voglia di seduzione”, come quei professori che cedono “alla vanità di farsi gigioni”. Nel discorso del premier “ci sono troppe delizie!”. E poi quell’utilizzo disinvolto di parole inglesi come e-governement e smarts communities quando “non c’è niente di più italiano del tu vo’ fa l’americano”. E quelle espressioni un po’ piacione come “le reti idriche del mezzogiorno” o “l’edilizia carceraria”. Persino “il sistema ferroviario del Sud” non va bene. “Certo – riconosce Merlo – Berlusconi si spingeva sino ad inaugurare da Vespa il futuro ponte sullo Stretto… ma il genere è lo stesso”.

Ora Berlusconi non c’è più, ma che noia questa sinistra recriminatoria e finta ingenua, dietro alle persiane a mugugnare. Questo popolo di anime belle sempre alla ricerca del santo, del puro, sì insomma del moralmente diverso e quindi sempre delusa, inacidita, con l’occhio stanco, spiritato, febbrile. Se Monti non piace perché verosimilmente adotterà provvedimenti indigesti lo si dica, ma non si tiri in ballo la sua “politica-annuncio”. L’azione di governo è – anche – “promozione e marketing”, che male c’è? Merlo chiude il pezzo con un parallelo tra i cento giorni di Napoleone e la disfatta di Waterloo. Qua si pensa che – se continua così – a Sant’Elena è più probabile che ci vada la sinistra.

Pubblicato il 25/2/2012 alle 11.44 nella rubrica Diario.

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