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E CHE DOVEVA DIRE, FORZA MILAN?

Lo dico a scanso di equivoci: l’attuale Juventus di Andrea Agnelli e soprattutto il suo allenatore Antonio Conte non mi sono simpatici. Sono un mix di understatement balordo e autentico livore che denota una nobiltà un po’ impallidita. Detto questo, sto con Gigi Buffon. Come tutti quelli che sanno cosa significhi giocare a pallone. 

E’ vero, il gol di Muntari era valido e se il Milan avesse raddoppiato probabilmente avrebbe vinto la partita. Però il portiere della Juve che doveva fare? Andare dall’arbitro e dire scusi signor giacchetta nera siccome sono il capitano della nazionale e qua in Italia tutti vogliono fare gli anglosassoni, sì insomma… forza Milan?

Per i moralisti irriducibili Buffon è stato scandaloso e avrebbe dovuto fare come Paolo Di Canio in Everton-West Ham, quando si fermò a porta quasi vuota per permettere di soccorrere il giocatore avversario. Con la leggerissima differenza però che là la palla non era ancora entrata e magari Di Canio l’avrebbe pure sbagliato quel tiro.

Dicono: ok, ammettiamo che tu sia in buona fede e che nella foga del match quella palla un metro al di là della linea proprio non l’hai vista; quantomeno dovevi andare in sala stampa e dire sì, effettivamente… era gol, ma questo calcio è troppo veloce, gli arbitri sono esseri umani che sbagliano. Una boiata così. Dopotutto sei un azzurro e i bambini ti guardano.

Oggi invece Buffon ha rincarato la dose, forte – forse – dell’appoggio ricevuto dall’allenatore della nazionale Cesare Prandelli. Al presidente Aia Marcello Nicchi che lo aveva aspramente redarguito e aveva invocato una forma di collaborazione tra arbitri e calciatori ha risposto:
«Non ho capito che tipo di aiuto chiede, altrimenti arbitrano i giocatori».
Magari a Conte non dispiacerebbe.

 

Pubblicato il 27/2/2012 alle 22.18 nella rubrica Diario.

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