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LUCIO DALLA E' UN PECCATORE: NO AL FUNERALE RELIGIOSO

Onestamente non so più cosa ci sia da aggiungere su Lucio Dalla e sulla sua improvvisa scomparsa. Il profluvio di commenti, ricordi, battute, citazioni, link, immagini è uno straordinario, proteiforme flusso di coscienza collettivo. Un fiotto commosso, attonito, riconoscente per un musicista che è stato molto più di un semplice cantautore, come hanno più o meno riconosciuto tutti.

In questo magma concorde spicca – per direzione contraria – Pontifex, un blog che si autodefinisce “cattolico non secolarizzato”. In un post messo in rete ieri Bruno Volpe, “glissando sulle sue debolezze sessuali ben note”, ricorda l’intervista in cui Lucio Dalla – “cantante di classe, ma un pessimo cristiano” – confessò la sua simpatia per San Josemaria Escrivà e Opus Dei, salvo poi ritrattare la sua fede. “Pressato – scrive – non ebbe il coraggio di confermare quella verità, come fosse una macchia (…) preoccupato della sua base di vendite”.

Oggi torna alla carica dedicandosi al primo corno del problema. “Dalla – dice – per sua debolezza o per scelta, ha dimostrato grande favore verso quella dissolutezza che è la scelta e la cultura gay (…) Dunque è morto in stato di pubblico ed evidente peccatore”. Quindi, “sono del parere che non abbia diritto ad un funerale religioso e se la diocesi di Bologna dovesse farlo spingendosi fino al pubblico elogio, sarebbe scandaloso e determinerebbe un grave precedente”.

Vedremo cosa succederà domenica a Bologna durante la cerimonia funebre. Qua ci basti ricordare le parole pronunciate da Benedetto XVI qualche giorno fa in occasione del rito delle Ceneri: “Costruire la vita seguendo la logica anticonformista cristiana". E Lucio Dalla era un fior fior di anticonformista. Questo, un cattolico non secolarizzato dovrebbe almeno riconoscerglielo.

Pubblicato il 2/3/2012 alle 23.35 nella rubrica Diario.

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