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DANTE ALIGHIERI VS. FRABRIZIO DE ANDRE'

A Bologna un consiglio di istituto ha chiesto al Comune di cambiare nome alla propria scuola: non più "Dante Alighieri", ma "Fabrizio De André". La Giunta ha approvato con una delibera che recita: “la produzione artistica di Fabrizio De André ha saputo dimostrare che anche la canzone si configura come nuova letteratura e nuova poesia popolare”. Nulla di particolarmente rivoluzionario. Dopotutto nelle antologie scolastiche Il vecchio e il bambino e La canzone di Marinella non stanno già accanto ai Sepolcri e all'Infinito di Leopardi?

In fondo non dovrebbe esserci niente di male. La decisione di mettere l'autore della bellissima Amico fragile al posto del sommo poeta ha prodotto però inevitabili polemiche. Polemiche che oggi sono state riprese sul Corriere della sera da un commento di Paolo Di Stefano che parla di “intollerabile populismo che ha invaso il tessuto culturale e politico”. Pur non avendo niente da dire sulla grandezza di De André, il critico sottolinea che “i poeti sono altri, che in compenso non sono cantanti né cantautori, così come – rimarca implacabile – gli ottimi pittori non necessariamente sono ottimi imbianchini”.

Ora, non ci è dato sapere – per ovvie ragioni – se Fabrizio De André sarebbe stato contento di avere una scuola tutta per sé. Roberto Cotroneo pensa che, invece, si sarebbe un po' incacchiato contro “i birignao gauche caviar”. Lui “anarchico indipendente e uomo davvero colto” non solo non avrebbe gradito che il marketing utilizzasse le sue canzoni per lanciare le trasmissioni di Fazio e Saviano, ma “non avrebbe mai sostituito le terzine di Dante con i suoi testi”. Chissà. Magari da anarchico vero avrebbe spiazzato tutti andando all'Isola dei Famosi e avrebbe litigato furiosamente con Luxuria, vai a sapere.

Il punto è un altro, però. Per porre fine alle polemiche, l'assessore alla cultura del Comune di Bologna Alberto Ronchi ha spiegato che, in sostanza, non si è trattato di scegliere tra un “pittore” e un “imbianchino”. Quelle scuole non hanno cambiato nome per la semplice ragione che un nome – prima – non lo avevano: “erano (solo. ndr) soprannominate Dante Alighieri”, ha ammesso un po' comicamente l'assessore.

Ecco, senza dare giudizi equiparativi su Dante e su Faber, non si capisce perché non si è deciso di dare l'ufficialità a quel soprannome. Non sarebbe stato più naturale? D'altro canto qua si è convinti che Dante, se fosse vissuto oggi, sarebbe diventato un cantautore coi fiocchi.

Pubblicato il 23/4/2012 alle 6.21 nella rubrica Diario.

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