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AFANZA SVAINSTAIGHER PALLA AL PIEDEN

Sparare sui telecronisti all’Europeo di calcio è diventato – all’epoca di twitter – uno sport troppo popolare per non rasentare il conformismo. Bruno Giurato oggi su il Giornale parla di “bar sport 2.0” ed è difficile non essere d’accordo con lui. Se lo sberleffo diventa un basso unz-unz alla fine annoia.

In rete è tutto un fiorire di prese per il culo in tempo reale, in una diretta parallela che ti chiedi come fanno certi a seguire la partita, quella vera. Anche a me capita di sorridere quando Beppe Dossena dice che “bisogna mecciare queste situazioni” o quando Bruno Gentili pronuncia i nomi dei calciatori inglesi come Alberto Sordi nei film di Stanlio e Ollio (copyright Jack O’Malley, il Foglio), però non riesco a distrarmi perché, in fondo, sono davanti alla tv per un’altra ragione.

E il discorso potrebbe essere esteso pure a quei salotti pieni di tecnici, ex calciatori, comici e giornalisti che commentano da studio le partite. Anche se, indubbiamente, Enrico Varriale che paragona Mario Balotelli al Sidney Poitier di Indovina chi viene a cena o la sicumera di Ivan Zazzaroni che sottolinea come le sue non sono interpretazioni ma “oggettive verità” meriterebbero un approfondimento davanti al bancone, Crodino 2.0 alla mano.

Non so se il livello sia troppo basso come ha scritto Aldo Grasso, sempre più il Pazzaglia del Corsera – ma che io ricordi lo si è sempre pensato. Gentili fa rimpiangere Civoli che faceva rimpiangere Pizzul che – a sua volta – non era minimamente paragonabile al secco, esatto, geometrico Nando Martellini. Una Fiera dell’Est che porta dritti dritti al Dio veterotestamentario.

Comunque, al di là di tutto, prometto che se Gentili fa la telecronaca di Italia-Germania con la voce di Papa Ratzinger un twittino tra il primo e il secondo tempo lo faccio anch’io.

Pubblicato il 26/6/2012 alle 23.8 nella rubrica Diario.

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