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VIVI DAVVERO

Viviiii, viviiii, viviiii davverooo.
Giorgia strilla il suo vitalistisco refrain, il suo invito nietzscheano a lasciarsi andare al ritmo del divenire, mentre un giovanotto e una ragazzona niente male evadono dall'ufficio a bordo della loro fordfiesta.
Pochi istanti prima il giovanotto in questione si è butterato il viso con il di lei rossetto inducendo il capo ad apostrofarlo: "Si sente male? Si faccia vedere".
E via.
L'hanno fatta franca.
I due si lanciano come scolaretti nelle scale, dribblano la routine con un italico colpo di genio: la scusa sordiana, la furbata che sa di rivolta al genitore.
Viviiii, viviiii, viviii davverooo.
Canta ancora Giorgia.
E i due - già nella scocca della fiestaford - incontrano un effeminato zazzeruto che fa capolino da un cespuglio.
Sono d'accordo: li sta aspettando.
Lui, senza cravatta perchè non è stato ancora piegato dalla "gabbia d'acciaio" della burocratizzazione e dell'impiego e della meccanizzazione e fanculo, monta a bordo e vanno insieme verso la Vita, la Vita Davvero.
Davvero?

Pubblicato il 18/7/2003 alle 10.56 nella rubrica consigli dalla regia.

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