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UN THE’ GHIACCIATO ALLA SIGNORA PLEASE

Dopo l’esegesi della nuova pubblicità dell’Estathè, nella quale individuavo nel boy scout e nell’animatore dell’oratorio il pubblico di riferimento, mi hanno indotto a notare che un lavoro ben fatto non si ferma mai a metà. Che l’Estathè non è l’unico thè in bottiglia. Che non è il caso di fare nomi, ma c’è una pubblicità che - a differenza della precedente - non ha niente a che vedere con feste parrocchiali e beghine e cetrioloni che ballano alla John Travolta.
Qua si parla di sensi, di ululati, di karnazza… mica della macchina del capo che ha un buco nella gomma, tzè!
Ecco la scena.
"Antò... c’ho caldo", risponde fiacca la bruna bellezza meridionale alle profferte del marito voglioso.
Il letto è un braciere olimpico.
Non si muove bava di vento.
I vicini sono svegli per il caldo.
No, il sesso no.
E allora lui, si alza.
Calmo come sa essere lui quando insegue la preda.
Non è in mutande, ma c’ha il pigiama azzurrino, c’ha.
Voce dello spettatore: "Ma come si fa?"
Vabbè.
Si dirige verso il frigo, lo apre.
Dentro ci sono decine di bottiglie di thè ghiacciato.
Ne prende una, la stappa, riempie un bicchiere.
Torna vicino al braciere, porge il drink alla moglie sudata.
Lei trangugia come si trangugia una pozione magica.
E - miracolo - diventa lupa.
Auuuu!
Stacco di telecamera sull’esterno della casa avvolta da una notte canaglia.
Dentro si va forte e del pigiama non c’è più traccia.
Ebbene, come la mettiamo?
Qual è il target stavolta?
Mah, direi il ragionier Cosimo Stoppardi e signora... chè tanto domani è sabato e, insomma, proprio stasera dovevi avere così caldo... caaaara?

Pubblicato il 2/8/2003 alle 8.17 nella rubrica consigli dalla regia.

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