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LA SINISTRA CANZONANTE CHE DICE VAFFANCULO

Scrive Valentini (Repubblica di sabato scorso) che il messaggio di Ciampi alle Camere e le sentenze della Corte Costituzionale stanno lì a dimostrare che in Italia non c’è pluralismo nell’informazione. Il che è lecito ammetterlo.
Ma quando – in coda – si cita Raiot, viene da domandarsi: che c’azzecca questo con l’informazione?
Costringere la sinistra normale – “certa sinistra”, come è stata chiamata sprezzantemente – a difendere quelli come Guzzanti, Dandini, Riondino e Fazio, è una bestemmia contro la tradizione operaia. Chè, è vero, non ci sono più gli operai, non c’è più la mistica delle maestranze, però, senza essere trontiani, la tradizione sì, quella non si tocca.
Invece adesso si vorrebbe andare al governo grazie alla satira dei comici, ad una tribù di giovani invecchiati male che sghignazza, ad un “ceto medio canzonante” senza nerbo e dignità.
Questa è una sinistra di gente che dice vaffanculo e aspetta lo scapaccione della mamma per dirle vaffanculo e pigliarsi un altro ceffone e dirle ancora vaffanculo.
E così via… fino all’età pensionabile.

Pubblicato il 27/11/2003 alle 21.26 nella rubrica fangala.

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