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LA REGOLA DELLE TRE ELLE E I CINEMI

Michele Boroni la definisce, senza inutili orpelli, “stronzetta”.
E c'è anche chi ci scrive sopra cose divertenti.
Noi – che è un po’ che la teniamo d’occhio, la ragazza del Tachiflu-dec – diremmo che si tratta dell’incarnazione della performance femminile che gira in tondo e che va alle rassegne di cinema africano e ma che cazzo ci stai a fare in casa, sebben tu abbia il moccio al nasino rifatto?
Perché c’è un idem sentire dietro a quella stronzetta, una potente e robusta stronzettaggine socializzata che ha prodotto, nella storia della tv, altri spot similari, sempre di prodotti stura-naso e scaccia-febbre e lenisci-tosse.
Ricordate quello della ragazza in camicia di seta che palleggiando, se non ricordo male un’arancia (o forse era una pallina di gomma?), diceva pressappoco così: niente lavoro, due cene con gli amici saltate, la lezione di tennis… eccetera?
Cara la mia catarrosa segretaria, che piglia financo lezioni di parapendio, stai a casa e stai zitta e non palleggiare con le arance chè c’è il rischio dell’imitazione: si esporranno in 10, 100, 1000 al freddo e al gelo del terrazzo del proprio loft con in una mano una tazza di liquido miracoloso e nell’altra una lumìa di Sicilia.
Il Tachifludec dicevamo: ma perché il pensiero e la storia occidentali si sono evoluti a tal punto da produrre una biondina sputacchiante che chiede un-po’-di-acqua-calda-per-favore con quel viso fintamente dolente?
Ad essa e all’amica che le tiene bottone spalleggiando quel liberatorio e irresponsabile e-adesso-cinema, bisognerebbe opporre un gran fangala.
Un fangala strillato da tutte le nonne del mondo che invece della coppia comica Tachiflu-dec/cinema prevedevano la regola delle tre elle (letto-latte-lana) contro i cinemi e i parapendii.

Pubblicato il 3/1/2004 alle 9.26 nella rubrica fangala.

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